UA-68604412-1
  • Sipario giovani, studenti sul palco

    Sipario giovani, studenti sul palco

  • Il design

    Il design "luminoso"degli studenti

  • Sulle tracce dei segreti di Tridentum: i lavori dell’Istituto delle arti in mostra al SASS

    Sulle tracce dei segreti di Tridentum: i lavori dell’Istituto delle arti in mostra al SASS

  • Modelli fra storia e valorizzazione

    Modelli fra storia e valorizzazione

Milano accoglie gli appassionati di Michelangelo Merisi. Con due mostre la città meneghina ci ricorda che il grande Caravaggio, nonostante abbia lasciato tracce meno “profonde” del suo passaggio rispetto ad altre città italiane, e soprattutto a Roma, è proprio nell'ombra del Duomo che è nato e cresciuto. Consigliatissima è la visita ad entrambe le esposizioni, non solo per godersi l'elegante susseguirsi di architetture (Cattedrale, Galleria Vittorio Emanuele, la Scala) lungo i pochi passi che separano la prima mostra (“Dentro Caravaggio”, Palazzo Reale, a cura di Rossella Vodret) dalla seconda (“l'ultimo Caravaggio. Eredi e m44aestri”, Gallerie d'Italia, aperta fino al 8 aprile 2018) ma anche per avere una visione più ampia delle conseguenze dei continui spostamenti dell'artista in Italia (e a Malta). Ovviamente conditi (per quanto riguarda l'esposizione di Piazza della Scala) con delle occhiate fugaci al Panorama europeo “post-Merisi”, con confronti tra Ribera e Procaccini. Quest'ultimo è presente con numerose opere e più specificatamente con “L'ultima cena” del 1618, realizzata per la chiesa della Santissima Annunziata del Vastato a Genova. Proprio il capoluogo ligure è, assieme a Milano e a Napoli, una delle tre città a cui è dedicato parte dell'allestimento, ai lati del salone centrale, dove è stato sistemato per l'occasione un complesso di pareti che in pianta appaiono come una "x". L'elegantissimo lucernario dello stanzone ed i sinuosi lampadari sistemati lungo tutto il percorso museale (e quindi anche accanto alle splendide collezioni otto-novecentesche, da vedere) fanno da sfondo all'unica opera di Caravaggio dell'intera mostra e probabilmente l'ultima della sua vita (è stata dipinta nel 1610 anno della morte dell'artista): “Il martirio di Sant'Orsola”. Assolutamente da notare l'eleganza del gesto che le mani della Santa compiono, e che in realtà il bianco del volto ci suggerisce come vano, in quanto la freccia la sta già uccidendo. Tornando a Palazzo Reale, noto con molto piacere che, a differenza di altre esposizioni passate milanesi e di una vicentina attualmente in corso dedicata a Van Gogh, qui la documentazione supporta a pieno le opere custodite nelle stanze neoclassiche, presentando spunti, piccole riflessioni e frasi che esprimono un'idea di mostra come coronamento di un percorso di ricerca svolto con grande impegno e senso critico. I testi, come stavo dicendo, sono adatti ad un pubblico vario: fanno capire ai semplici visitatori molte curiosità e contemporaneamente agli esperti suggeriscono nuovi ed autentici punti di vista su cui riflettere. Esemplare è la stanza delle due versioni del giovane “San Giovanni Battista” affiancate dal vecchio “San Girolamo penitente”. Lasciando da parte l'iniziale snodarsi dell'allestimento con la straordinaria tela del “Riposo durante la fuga in Egitto”, la stanza è veramente frutto di una grande concezione espositiva che si mostra nell'accostamento delle tre opere sopra citate, correlate dai documenti sul retro della parete dove ogni dipinto è esposto singolarmente. Vediamo quindi la poesia iperreale di Caravaggio nel “San Giovanni Battista” della galleria Corsini di Roma. Un ragazzo poco più che adolescente sta appoggiato ad un ramo, o forse un bastone, che lo “minaccia” silenziosamente con una delle due punte, prosecuzioni del corpo centrale dell'asta. Seminudo, emerge dall'ombra che comunque continua a seguirlo lungo la gola e le spalle. Sembra guardare fuori dal nostro piccolo campo visivo (delimitato dalla cornice) verso qualcuno che non conosceremo mai. Si rimane d’incanto. Caravaggio prende amici, conoscenti, popolane, disperati e pellegrini dalle strade romane (ma anche napoletane e milanesi, come ci ricorda l'altra mostra) e li porta sporchi e umanissimi nelle sue tele: rivoluzione del singolo (l'artista appunto) che mette l'Europa intera di fronte a nuove possibilità espressive e nuovi dilemmi. Apre la strada a de La Tour e a Vouet in Francia, a Ribera in Spagna. Merisi è umanità, è violenza, è carne. Caravaggio è a Milano, adesso, ora per sempre nelle possibilità dell'arte e soprattutto nelle menti di chi con occhio critico sa guardare.

 

IMAGE
IMAGE

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo cookie tecnici per archiviare informazioni che verranno riutilizzate alla successiva visita del sito. Può conoscere i dettagli cliccando su "Informativa". Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.