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Il capitello delle quattro facce per esprimere l’abilità certosina, frutto di una accurata ricerca e di un lungo lavoro che ha visto collaborare insegnanti e studenti dei laboratori di pittura e di smalti. Il capitello ristrutturato dal Comune a Terlago, all’ingresso del paese, che ha assunto un grande valore artistico grazie all’impegno che ha visto il Vittoria lavorare per mesi su commissione dell’amministrazione. Un lavoro inaugurato qualche mese prima della fine delle scuola con abbondanza di elogi per la scuola. Tra i docenti impegnati: Maria Grazia Brunelli, Lorenza Sebastiani, Franco Baldi, Elena Filippi dip. Design del Gioiello – Paolo Tartarotti Arti figurative

Un lavoro che oggi attira l’attenzione di chi passa per Tarlago nella strada diretta al paese e ai laghi di Lamar. Al momento dell’inaugurazione c’è stata anche un’apprezzata mostra che ha messo in luce la qualità dell’opera in tutte le fasi che hanno portato alla realizzazione. In questa pagina anche gli articoli dei due quotidiani trentini che hanno dato risalto all’impegno del liceo delle Arti.

LA STORIA DEI SANTI DEL CAPITELLO 

Pantaleone

 

Nato nella seconda metà del terzo secolo, nell’odierna Turchia. Medico come suo padre, curava gli infermi senza esigere alcuna ricompensa.

Fu perseguitato dall’imperatore di Costantinopoli Galerio per la sua fede cristiana. Condannato a morte nel 305, subì un atroce martirio: le braccia gli furono inchiodate alla testa e fu poi decapitato. Patrono dei medici, viene rappresentato con la palma del martirio e, più spesso, con una piccola croce e un bisturi. Poiché la leggenda narra che il suo sangue, al momento della morte, fece fiorire una pianta di fico ormai secca, anche questo albero appare nelle rappresentazioni che lo riguardano.  La scelta di S. Pantaleone come figura a cui intitolare la chiesa fu dovuta, probabilmente, alla volontà di garantire una protezione divina alla popolazione, spesso colpita da epidemie malariche causate dagli ambienti paludosi che circondavano l’abitato (la stessa chiesa sorge su un piccolo colle per salvarla dalle acque del vicino lago di Terlago, spesso soggetto ad esondazioni). La chiesa di S.Pantaleone è stata testimone di alcuni fatti che, nei secoli, hanno sconvolto la vita degli abitanti di Terlago: nel 1525, passando davanti alla Chiesa, i capofamiglia di Terlago furono deportati a Trento per essere processati e giustiziati, dopo essere stati sconfitti nell’ambito della “guerra rustica”, combattuta contro il Principe-Vescovo.

-nel XVII secolo la chiesa fu usata come lazzaretto

-durante la prima guerra mondiale venne usata come dormitorio dall’esercito austro-ungarico

Queste vicissitudini hanno determinato la perdita degli arredi sacri originari (fonte battesimale, altare), ma non dei pregevoli affreschi di Francesco Verla, realizzati nel 1518.

 Andrea Apostolo

 S.Andrea, che svolgeva l’umile attività di pescatore, venne invitato da Gesù a diventare pescatore di anime.La tradizione vuole che Andrea sia stato martirizzato per crocifissione a Patrasso (Patrae) in Acaia (Grecia). Da recenti analisi risulta che Andrea venne legato e non inchiodato su una croce latina (simile a quella dove Cristo era stato crocifisso), ma la tradizione lo ritrae da sempre crocifisso su una croce a forma di X detta Croce decussata e comunemente conosciuta con il nome di "Croce di Sant'Andrea"; questa venne adottata per sua personale scelta, dal momento che egli non avrebbe mai osato eguagliare il Maestro nel martirio. Il Santo, quindi, viene generalmente rappresentato con la tipica croce di S. Andrea e con la rete da pesca, che richiama la vita condotta prima di ricevere la visita di Gesù. Andrea, patrono di marinai e pescatori, è anche il santo protettore del paese di Terlago, i cui abitanti, oltre che di agricoltura, hanno vissuto, soprattutto in passato, dei frutti della pesca effettuata nei laghi che caratterizzano il territorio de comune. All’interno della chiesa principale del paese, infatti, si incontra un ciclo affrescato che ripropone le fasi salienti della sua vita e della sua morte (F. Giustiniani-1909), accompagnato da un quadro che ritrae, alle sue spalle, il paese di Terlago.

 Anna Metterza

 Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah (grazia) e non è ricordata nei Vangeli canonici.Il “Protovangelo di san Giacomo” narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e abitava vicino Gerusalemme; un giorno, mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio come faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli: “Tu non hai il diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole”. Gioacchino ed Anna erano sposi che si amavano veramente, ma non avevano figli e ormai data l’età non ne avrebbero più avuti; secondo la mentalità ebraica del tempo, il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su di loro, perciò erano sterili. L’anziano ricco pastore, per l’amore che portava alla sua sposa, non voleva trovarsi un’altra donna per avere un figlio; pertanto, addolorato dalle parole del gran sacerdote, si recò nell’archivio delle dodici tribù di Israele per verificare se quel che diceva Ruben fosse vero e una volta constatato che tutti gli uomini pii ed osservanti avevano avuto figli, sconvolto non ebbe il coraggio di tornare a casa e si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni. Anche Anna soffriva per questa sterilità e a ciò si aggiunse la sofferenza per questa ‘fuga’ del marito; quindi si mise in intensa preghiera chiedendo a Dio di esaudire la loro implorazione di avere un figlio. nDio concesse loro la grazia, in seguito alla quale nacque la piccola Maria.

Artisti di tutti i tempi hanno raffigurato Anna quasi sempre in gruppo, come Anna, Gioacchino e la piccola Maria oppure seduta su una alta sedia come un’antica matrona con Maria bambina accanto, o ancora nella posa ‘trinitaria’ cioè con la Madonna e con Gesù bambino, così da indicare le tre generazioni presenti. Sant'Anna è invocata come protettrice delle donne incinte, che a lei si rivolgono per ottenere da Dio tre grandi favori: un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare. È patrona di molti mestieri legati alle sue funzioni di madre, tra cui i lavandai e le ricamatrici e soprattutto delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti; è invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale. . Nell'arte sacra numerosi furono i temi iconografici volti a celebrare la santa, a cominciare dalla celebre raffigurazione, molto diffusa in Italia, della così detta Sant'Anna metterza ("metterza" deriva dalla tradizione toscana e sta per l'espressione "mi è terza", con la quale si specifica il rango della santa che viene per terza, subito dopo il Bambino e la Madonna). Ad Anna, intenta a leggere un libro sacro, che è il suo emblema, si riserva con evidenza il ruolo preminente di figura educatrice, ruolo che si estende all'intera famiglia. Si tratta di una connotazione iconografica che si ritrova con grande frequenza nella rappresentazione della Sacra Parentela. La Chiesetta di S.Anna, presso palazzo Altenpurger a Terlago, ormai sconsacrata, consiste in un edificio ormai decadente.

 San Filippo Neri

(Firenze, 21 luglio 1515 – Roma, 26 maggio 1595)

 Fiorentino d'origine, si trasferì, ancora molto giovane, a Roma, dove decise di dedicarsi alla propria missione evangelica in una città corrotta e pericolosa, tanto da ricevere l'appellativo di "secondo apostolo di Roma". Radunò attorno a sé un nutrito gruppo di ragazzi di strada, avvicinandoli alle celebrazioni liturgiche e facendoli divertire, cantando e giocando, in quello che sarebbe, in seguito, divenuto l'Oratorio, ritenuto e proclamato come vera e propria congregazione da papa Gregorio XIII nel 1575. Filippo è stato senza dubbio uno dei santi più bizzarri della storia della Chiesa, tanto da essere definito "santo della gioia" o "buffone di Dio". Colto, creativo, amava accompagnare i propri discorsi con un pizzico di buon umore. Confessava con la stessa discrezione e la stessa bonarietà sia poveri che ricchi, sia principi che cardinali, dando a volte penitenze alquanto bizzarre, sicuro che, dopo aver fatto una simile figuraccia, il penitente non avrebbe più provato a compiere quel peccato. Vi è ad esempio un simpatico aneddoto che narra come a una donna, che aveva il vizio di sparlare degli altri, fu comandato dal santo di spennare per strada una gallina morta e poi di raccoglierne tutte le penne volate via. Alla richiesta del perché, da parte della donna, rispose che questo era come il suo sparlare, le sue parole si spargevano ovunque e non si potevano raccogliere più. Si offriva a tutti con generosità e soprattutto con un buon sorriso, tanto da essere definito dai contemporanei come "Pippo il Buono". In tempi nei quali la pedagogia era autoritaria e spesso manesca, Neri si rivolgeva ai suoi allievi (che erano, si direbbe oggi, ragazzi di strada) con pazienza e benevolenza: ancora oggi si ricorda la sua esortazione in romanesco: "State bboni (se potete...)!". Un'altra sua celebre frase, un'imprecazione di impazienza poi attenuata dall'augurio della grazia del martirio: "Te possi morì ammazzato... ppe' la fede!". Secondo la tradizione nel 1544, e precisamente nel giorno della Pentecoste, in preghiera presso le catacombe di San Sebastiano, Filippo Neri fu preda di uno straordinario avvenimento (secondo il santo un'effusione di Spirito Santo) che gli causò una dilatazione del cuore e delle costole, evento scientificamente attestato dai medici dopo la sua morte. Molti testimonieranno di aver visto spesso il cuore tremargli nel petto e che, a contatto con esso, si avvertiva uno strano calore.A livello iconografico, viene talvolta rappresentato con un giglio bianco, in genere affiancato alle figure femminili come simbolo di verginità ma che qui assume, verosimilmente, il significato di innocenza e candore, ma anche di forza associata alla bontà e purezza d’animo. Talvolta, inoltre, S.Filippo Neri è dipinto con una luce intensa che gli fuoriesce dal petto, ad indicare il dono ricevuto: lo Spirito Santo che gli dilatò il cuore infiammandolo di un fuoco che destinato ad ardergli nel petto fino al termine dei suoi giorni. A Terlago, esiste una salita dedicata a S.Filippo Neri che conduce in prossimità dell’omonima Chiesetta, annessa ad un palazzo privato.

 

 

 

 

 

 

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