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Di Carmine Ragozzino (presidente del Consiglio dell'Istituzione del Liceo delle Arti di Trento e Rovereto)

Gentile dottoressa Ferrario, (dirigente del servizio istruzione della Provincia). Qualche settimana fa, sul settimanale Vita Trentina, lei si è prodigata in un’intervista, (mutuata da Radio InBlu) nel magnificare le sorti progressive della scuola trentina. Una scuola – a suo dire – ancorata alla qualità. E all’ambizione di un trilinguismo che dovrebbe spalancare alla nostra gioventù le porte dell’Europa occupazionale.

Citando Petrolini mi verrebbe un “bene, brava, bis”. Applicabile anche al suo ruolo di ventriloquo del presidente della giunta provinciale, il signor Rossi. Quest’ultimo, infatti, sarebbe pure assessore all’istruzione. Ma calcolandolo capace forse sì ma ubiquo certamente no, c’è da immaginare che prenda istruzioni in materia scolastica da lei e dalla di lei squadra nel palazzone di via Gilli.

Ecco perché è a lei e non a Rossi che mi rivolgo. Io – come lei sa – mi trovo da qualche anno a svolgere con rivendicata passione il ruolo di presidente del Liceo delle Arti di Trento e di Rovereto. E’ il liceo che unisce tre scuole – (Vittoria e Bonporti a Trento, Depero a Rovereto) – in un unico e lungimirante progetto didattico, (intuizione della quale va dato atto alla Provincia). Tre scuole in una per 1200 studenti, in due città. La formazione artistica ha per il Trentino una valenza strategica. Per me, perfino salvifica. Praticare le arti obbliga all’apertura mentale, al confronto, all’intreccio e allo scambio, all’equilibrio virtuoso tra passato, presente e futuro. Lei, dottoressa Ferrario, di sicuro lo sa. E, a parole, sembra condividere.

Probabilmente la intriga anche il doppio potenziale - culturale ed economico, (di sviluppo, appunto) - che potrebbe e dovrebbe articolarsi in un serio, non episodico, non provincialistico connubio tra arti, nuove professioni e turismo. Ebbene, il Liceo delle arti ha le carte, (ed il portfolio) in regola per essere protagonista di questo percorso. Dal figurativo alla multimedialità, dal legno ai gioielli, dalla musica alla danza, al Vittoria, al Bonporti e al Depero la crescita della professionalità va a braccetto con l’acquisizione di un metodo di lavoro. E chissà, anche di vita. E’ un metodo basato sulla contaminazione virtuosa tra i corsi di studio. L’una e l’altro – professionalità e metodo – sono carte spendibili su un mercato del lavoro che se apre pertugi ai giovani lo fa valutando prima di tutto il loro tasso di creatività. Anche e “App-unto” il tasso di capacità espressiva.

 Gentile dottoressa Ferrario, mi spiega allora – e per favore – perché alla lungimiranza della definizione di un polo formativo per le arti in Trentino avete rapidamente e scelleratamente sostituito un credo ragionieristico?

Spiegherebbe a studenti, insegnanti e genitori perché senza alcun preventivo confronto avete cancellato due corsi che hanno proiettato in una dimensione nazionale la didattica del Depero di Rovereto e del Vittoria di Trento? Parlo di architettura e ambiente e design, percorsi costellati da premi a ripetizione ma ancor più dal dimostrabile successo di chi in decenni li ha frequentati nel mondo del lavoro. Lei, voi, vi imprigionate alla calcolatrice e all’asetticità di parametri, (numero di iscritti-costi), facilmente smontabili se solo aveste l’umiltà di considerare il fatto che un laboratorio non è uno stadio, che la buona didattica si fa personalizzando l’insegnamento, che ci sono limiti fisici e di sicurezza che condizionano il numero di frequentanti. Al Vittoria ed al Depero si è preferito il dialogo alla protesta. Abbiamo abboccato ai “focus”. Abbiamo vanamente chiesto un incontro urgente con il presidente-assessore.

Che vuole, siamo masochisti. Siamo ammalati di una fiducia nel vostro buon senso che allo “stato dell’arte” ha prodotto solo un incomprensibile impoverimento del Liceo delle Arti e del suo progetto didattico, culturale e sociale.

Ma purtroppo non è finita. Lei, la Provincia, ha pure deciso di collocare in pensione il dirigente, Paolo Rasera, che avevate assegnato al Liceo delle Arti con la garanzia di un mandato triennale. Ci avevate già provato lo scorso anno, dopo un solo anno di mandato. Ci parlammo, forse ci capimmo. Ci sentimmo, (la scuola, tutta la scuola), rassicurati da una delibera che garantiva altri due anni di impegno a Rasera, (per altro pubblicata sui giornali).

 Balle: ci avete ripensato, di nuovo. Il risultato? Se non farete finire il suo lavoro a Rasera il Liceo delle Arti avrà lo sconfortante record di tre dirigenti cambiati in meno di sei anni. Lei crede che la mia – la nostra – sia una battaglia “ad personam”. Se è così, è fuori strada. L’attuale dirigente gode di stima per competenza, passione e carattere. Ma non è questo il tema. Il tema è il “governo” di una scuola grande e complessa che abbisogna – e lei lo sa bene – di continuità, certezza. La scuola non è una squadra di calcio. Il dirigente non è un allenatore sempre in bilico, appeso ai risultati. Anche perché i risultati del Liceo delle Arti dovrebbero inorgoglirla: premi, commesse private e pubbliche, iscrizioni in forte aumento. Risultati che si ottengono costruendo un clima, un contesto, positivo al quale concorrono dirigente, studenti, insegnanti, genitori e personale non docente. Gentile dottoressa Ferrario – caro signor Rossi – non fate spallucce. Se davvero – come sono convinto – volete la “buona scuola” in salsa trentino-autonomistica cominciate con il non demolire le “cose buone” che nella scuola trentina già accadono.  La ragioneria fa forse quadrare i conti ma la credibilità non  è una formula matematica. E senza la credibilità, senza l’attenzione e la conoscenza diretta, i vostri ripetuti convegni sulla qualità della scuola rischiano di diventare una passerella per la roboanza del vuoto.

(questa lettera è stata pubblicata su Vita Trentina di questa settimana)

 

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