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-di Massimo Parolini

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Si è conclusa in questi giorni, a Palazzo Libera di Villalagarina, l’esposizione “Profili” di Paolo De Carli e Katia Pulstilnicov, inaugurata il 19 febbraio dal vicesindaco (e assessore alla cultura) di Villalagarina  Marco Vender, dalla  vicesindaca di Besenello, Roberta Rosi, paese dove vive e creano i due artisti, e dal critico Antonio Cossu (presidente di Promart,  libera associazione per la promozione delle arti). In mostra, come ha ricordato l’artista:   «profili, arazzi, stabat mater, ghiribizzi e progetti per grandi sculture». Quadri  dipinti  a tecnica mista, acrilico-olio-smalto-collage, raffiguranti famigliari, amici, personaggi; Stabat mater misteriose simboli di sofferenza;  bozzetti/installazioni  per opere da realizzare in giardini e altri spazi pubblici; splendidi arazzi di grandi dimensioni realizzati al telaio da Katia Pustilnicov: per gli arazzi Paolo De Carli, dopo l’ispirazione iniziale,  affida i cartoni preparatori alla moglie artista raffinata (francese di origini russe) del telaio  che con la tecnica appresa alla scuola  dell’antica manifattura dei Gobelins di Parigi   crea qualcosa di nuovo e unico. 

 

Centrale, spesso, nei soggetti delle opere, l’arte popolare, folclorica e sacra, unita però al contemporaneo: un interesse, quello per il collezionismo di oggetti lignei e votivi e di giocattoli delle valli alpine, che unisce la coppia ad un’altra artista trentina, Rosanna Cavallini (cfr.  Il legno in gioco. Storia dei giocattoli in legno delle produzioni alpine dal XVIII al XX secolo, Curcu & Genovese).

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Abbiamo rivolto ai due creativi qualche domanda:

professor De Carli, una sezione di quadri è dedicata alla Stabat mater: chi sono oggi le Mater dolorose?

Da anni ascolto le composizioni dei musicisti che hanno per tema lo”STABAT MATER”, da Scarlatti ad Arvo Part. Mi ha sempre colpito il lamento del canto solista delle soprano “MADRI”,la voce ancestrale femminile, la sublime malinconia del dolore per la perdita del figlio, musica profonda e per me sconvolgente.

Mi sono anche interessato a questa iconografia nella storia dell'arte, un esempio fra tanti lo “STABAT MATER” di “ Roger van der Weiden”.

Questo tema mi è parso fortemente attuale pensando a quelle madri dei figli kamikaze, in guerra o in fuga in piccole “ARCHE” alla deriva.  Tutto questo mi ha suggerito di tentare di tradurre questi drammatici e antichi avvenimenti in immagini contemporanee e purtroppo universali.

Uno degli arazzi più significativi della mostra è intitolato: chi è, oggi,  il nemico?

“Chi è il nemico?” Me lo sono chiesto più volte. E' il fratello....il vicino....il politico....il religioso....il buio.... la luce....il bianco.... il nero.... me stesso....l'invisibile? Sicuramente nessuno è innocente. Non sono un sociologo,in questo caso sono io che pongo la domanda “qui est l'ennemi?” - “wer ist der feind?” “chi è il nemico?”

Un altro arazzo (Abito nero trasparente) presenta delle sagome femminili: rimanda alla triste attualità dei femminicidi?

In alto la silhouette distesa e senza vita evoca comunque in un giardino di fiori, un eros che è totalmente assente nei ritratti in basso che esprimono una gravità infinita e molto più inquietante.

In un'opera contemporanea non può esserci un’ unica e sola lettura, credo siano molteplici e spesso nascoste. Non è possibile codificare tutto il mio mondo poetico, essendo il frutto del percorso di una lunga vita.

L'analisi non spetta a me ,ciascuno di noi, se l'opera “trasmette”, deve cercare i propri significati, le tracce della memoria, riconoscere l'impronta di simboli universali,e dare spazio alle private emozioni. Posso solo dare alcuni suggerimenti ma non svelerò mai il mio intimo pensiero.

 

Quali sono gli artisti del Nocevento con i quali sente maggiore affinità o ai quali sente di dovere un parziale debito di riconoscenza creativa?

Sarebbe un elenco di nomi interminabile seppure limitato
al solo novecento. Musicisti-pittori-scultori-architetti-orefici-modisti-poeti-contadini- carpentieri- giardinieri, e fra tutti una sensibilità particolare all'arte popolare in tutte le sue sfaccettature per me grande fonte di ispirazione. Tutti mi hanno influenzato-educato nel mio lavoro.

Mi meraviglio, sono stregato,curioso di tutto quello che fa l'uomo,nel bene e, purtroppo, nel male. Resto sempre avido della molteplicità espressiva dell'umanità. Arrivato alla mia età sarò io a influenzare gli altri?

 

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Abbiamo quindi rivolto un paio di curiosità a Katia Pustilnicov, compagna di vita di Paolo De Carli, artista del telaio verticale ad alto liccio:

Signora Pustilnicov, può spiegarci i passaggi salienti del lungo e complesso processo tecnico usato nella realizzazione degli arazzi?

 

Le caratteristiche della tessitura su telaio verticale sono le seguenti:

L'ordito è in cotone ritorto composto, le trame sono in pura lana vergine trattata appositamente per arazzi,quindi di alta qualità e varietà delle tinture, solidità alla luce,resistenza ai parassiti.

Nella tessitura i fili di trama non vengono fatti passare sistematicamente per l'intera larghezza dell'arazzo come negli altri tessuti; ma ricoprono soltanto quella parte di fili dell'ordito del colore che sta usando il tessitore e che corrispondono al disegno del cartone dell'artista. Nel tessuto definitivo l'ordito scompare del tutto.

 

Qual è -da un punto di vista creativo- la sua funzione nella realizzazione dell'arazzo conclusivo? Suggerisce delle modifiche-integrazioni del progetto-disegno iniziale proposto da suo marito?

Dato il procedimento esclusivamente manuale dell'esecuzione, l'arazzo presenta i veri requisiti dell'opera d'arte, in quanto frutto della collaborazione dell'artista,creatore del cartone,con l'esecutore che lo traduce in materiale tessile con personale abilità e sensibilità.

Le prerogative del tessitore e la sua capacità di mettere a profitto tutte le risorse del mestiere contribuiscono a definire le fondamentali differenze dell'arazzo d'arte,privo dell'aridità della tessitura meccanica, rispetto agli altri generi di tessuti ornati, ottenuti invece su telai meccanici con ripetuti motivi e in molteplici esemplari.

 

Una mostra di indubbio valore che ha ribadito la funzione preziosa, nel territorio provinciale,  di palazzo Libera, quale spazio privilegiato di diffusione della migliore creatività della produzione artistica nata in  Trentino che apre le sue finestre al mondo.

 

 

 

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