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Sofia Folgheraiter (IVC) e Elisa Irsara (IVC)

Lo spettacolo Giselle ci ha regalato momenti di grande emozione. Questa versione di Giselle esplora in maniera più moderna e più attuale la follia amorosa della giovane tradita dal proprio ideale e la contrapposizione rappresentata dal dolore e dalla morte.

La performance, tenuta il giorno 14 dicembre 2016 al teatro sociale di Trento, è stata messa in scena dalla compagnia di danza “Balletto di Roma”.

La prima rappresentazione risale al XIX secolo. L’opera fu scritta dal librettista e romanziere francese Theophile Gautier, a sua volta ispirato da un romanzo di Heinrich Heine. Questo balletto è l’emblema del periodo romantico europeo e debuttò nel 1841 a Parigi.

Il balletto si compone di due atti: il primo riguarda la vicenda di Giselle, perdutamente innamorata del principe Albrecht, il quale però si presenta sotto falsa identità. I due, pur essendo innamorati, non possono stare insieme perché egli ha una promessa sposa. Giselle, dopo aver scoperto che il principe le ha mentito, muore d’amore e di dolore.

Il secondo atto riguarda Giselle che, in forma evanescente di Villi, dovrebbe perseguitare Albrecht, ma in realtà mostra la sua volontà di salvargli la vita, anche se lui è causa della sua morte.

A questo proposito il regista Casarotto ha spiegato, durante il foyer della Danza, il suo modo di procedere. Ha assegnato a due coreografi, con stili totalmente different, la gestione dello spettacolo per mettere in risalto i due universi, terreno e ultraterreno che corrispondono ai due atti. Egli ha poi passato la parola a due ballerine che hanno volentieri risposto alle domande del pubblico presente. Una delle due ragazze, Valentina, ha presentato il primo atto, ed ha spiegato che Ismael, il coreografo, ha lasciato i danzatori molto liberi di esprimersi con il corpo anche attraverso gesti di vita quotidiana. Alcuni movimenti riprendono le movenze della natura e degli alberi, senza così aver la necessità di costruire un fondale che ricordi un bosco. Dal punto di vista sonoro, sono presenti rumori e effetti acustici elettronici, che legano la narrazione alla società moderna.

La parola passa poi alla seconda ballerina, Giulia, che ci presenta il secondo atto, permeato dalla storia della vendetta delle Villi, ma reinterpretato con un movimento ondulatorio dei bacini dei ballerini. Il coreografo Haring ha voluto aggiungere alla danza delle voci che rappresentano lamenti d’amore e alla fine introduce una serie di arabesque, che ritraggono i ballerini sfiniti, così com’è sfinita Giselle per le sue pene d’amore.

I danzatori della compagnia, pur portando in scena una narrazione, creano delle improvvisazioni, ognuna delle quali, fornisce un piccolo frammento del personaggio.

Il primo atto ci mostra i ballerini che con corpi spogli, fanno percepire una grande potenza fisica ed una grande umanità. Ogni movimento è vitale, ogni danzatore esprime appartenenza alla vita. Lo spettatore percepisce una grande energia da parte dei ballerini e noi come osservatori ci sentiamo parte di quella danza.

Il secondo atto mostra al pubblico una dimensione più collettiva in cui permane l’improvvisazione dei singoli ballerini ma vi è anche più unità di movimenti e questo vuole trasmettere a chi osserva, l’idea che c’è unità nella morte, elemento che unifica ogni uomo.

L’ultima parte della rappresentazione ci mostra che la vendetta non riesce in realtà ad alleviare il dolore della perdita anche se ciò sembra l’ultima speranza concessa a Giselle.

In conclusione desideriamo consigliare la visione di questa performance, ottima dal punto di vista tecnico ma anche profonda dal punto di vista umano.

Giudizio: ♦♦♦♦

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