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Tina Robol VC

Una serata di movimento come poesia visiva, di microcosmi, macrocosmi ed incontro tra diversità: il 21 marzo 2017 la compagnia di Carolyn Carson ha riempito il Teatro Sociale, lasciando il pubblico senza fiato, in ammirazione ad applaudire a lungo. Lo spettacolo ‘Now’ era atteso con ansia dalla città di Trento: era un onore ospitare la coreografa americana, meritatamente definita ‘sacerdotessa del contemporaneo’; inoltre, della compagnia della coreografa fa parte il danzatore trentino Riccardo Meneghini, a cui la platea ha riservato un caloroso e commosso bentornato.

La performace ruotava attorno a diversi concetti ispirati al pensiero del filosofo Gaston Bachelard, che la Carson nel confronto con il pubblico dopo lo spettacolo ha raccontato aver rielaborato con i danzatori stessi: ‘Io non coreografo, lavoro con le persone. Arrivo in sala con alcune idee, le condividiamo ed ognuno porta il suo contributo’. Tra gli aspetti trattati, importante la relazione tra il microcosmo personale, la casa, ed il macrocosmo che la contiene, l’universo: la Carson sottolinea la necessità che ognuno di noi entri in contatto con il diverso da sé, per conoscere e contribuire a ‘cucire insieme il mondo che sta cadendo a pezzi’ di cui tutti facciamo parte. La coreografa sottolinea l’importanza del ruolo della cultura in questo momento storico; e nel lavoro presentato appare chiaro il suo amore per l’incontro tra tutto ciò che di questa cultura può essere poesia: oltre alla danza troviamo haiku e recitazione nelle lingue più svariate (non tradotte per salvaguardarne la musicalità), che si incontrano con le opere sonore di René Aubry. Storico compositore per le creazioni della Carson, lei racconta così il loro rapporto artistico: ‘Se componessi scriverei la musica che lui scrive, e se lui coreografasse creerebbe la mia danza; siamo complementari, entrambi creiamo poesia’.

Now quindi come invito all’incontro del proprio mondo e di quello dell’altro, come richiamo alla cura dell’universo che li ospita; non in un momento futuro, come ricercato da uno dei danzatori che nell’assolo racconta di grandi progetti in un tempo che verrà, bensì now, ora, nel momento corrente che dobbiamo imparare a cogliere, comprendere e rendere migliore. Giudizio: ♦♦♦♦♦

 

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